La Tarantella e la Madonna di Polsi

La Calabria è terra di tarantella. Gli strumenti musicali popolari che da tempo immemore fanno saltare e ondeggiare i tarantolati sono i madolini, zufoli, fischietti zampogne, raganelle e tanti altri. Ballare la tarantella in Calabria non è facile: a differenza della Puglia, che l’ha resa un vero e proprio brand riconoscibile a livello internazionale e che attira ogni anno sulle spiagge decine di migliaia di turisti, tra cui da qualche tempo anche Madonna, in Calabria si balla in privato: ai matrimoni, battesimi e durante le feste religiose.

La tarantella calabrese come ballo religioso

Una delle manifestazioni più straordinarie e arcaiche a cui si potrebbe partecipare per ballare la tarantella calabrese è la festa della Madonna di Polsi, Regina dell’Aspromonte, che si celebra ogni anno dal 31 agosto al 2 settembre. Parteciparvi non è facilissimo, perché la festa si svolge al Santuario della Madonna di Polsi, un luogo non proprio dietro l’angolo, visto che sorge, isolato, impervio e solitario, nel bel mezzo dell’Aspromonte, la montagna più selvaggia e sconosciuta d’Italia. Chi volesse avventurarsi, però, vivrà una delle esperienze più incredibili e indimenticabili della sua vita.

tarantella calabria polsi

Una volta raggiunto il paesino di San Luca in Aspromonte – arrivarci è già un mezzo miracolo – si preparerà con canti e preghiere propedeutiche al cammino. A notte fonda si parte, insieme ai pescatori di Bagnara che portano sulle spalle la statua della Madonna. Ora, il problema è che il santuario è lontanissimo: ore e ore di cammino: lungo tutta la notte e parte del giorno seguente. A piedi e a dorso di mulo fino a qualche tempo fa oggi si procede, volendo, anche a bordo di camion con l’effige della madonna e tutti infiorati, carichi di pellegrini che partono in carovane da 50 comuni della zona.

Chi credesse che il viaggio in camion sia meglio di quello a dorso di mulo si sbaglia: a fargli cambiare idea basterà qualche foto reperibile online del tragitto: stradicciole di terra che si arrampicano su per pendii e a capofitto giù nei dirupi e in mezzo a fiumane, si spera, in secca.  Solo in Bolivia o in Perù si possono trovare tracciati al limite dell’umano degni del cammino che porta al Santuario della Madonna di Polsi.

Nel mezzo del viaggio, a giorno sopraggiunto, dopo una nottata di invocazioni alla Madonna, centinaia di rosari e Salve Regine recitate in coro ed infarcite di spari di botti, mortaretti e fuochi d’artificio, arriverà il tempo di ristorarsi.

E’ tempo di mangiare e ballare la tarantella. Si tirano fuori zufoli, zampogne e tamburelli ed il maestro delle danze invita i pellegrini a danzare. La tarantella diventa anche mezzo di espiazione dei peccati, perché molti pellegrini fanno il voto di ballare ininterrottamente ore e ore, fino a cadere al suolo tramortiti.

Durante queste soste, inoltre, potrebbe capitare, anzi capiterà ed è meglio che siate preparati, di assistere a scene a dir poco truculente. Il pranzo, infatti, consiste in carne di caprette che arrivano sul posto sulle loro quattro zampette, per essere poi immolate e cotte al fuoco, previa macellazione su veri e propri altari arcaici costruiti nel letto asciutto della fiumara. Se siete teneri di cuore come me rinunciate pure all’escursione: andate in Puglia a ballare la tarantella e, se proprio volete camminare, optate per il Camino di Santiago, molto più chic e molto meno cruento.

Se invece l’olocausto non vi avrà scoraggiato, arrivati nella prossimità del Santuario potrete gettarvi in ginocchio insieme ai molti pellegrini, per percorrere proni gli ultimi chilometri e ingraziarvi in tal modo la benevolenza della Regina dell’Aspromonte; meglio ancora se nel tragitto avrete raccolto pesanti massi da portare sulle spalle o addirittura in testa. Ma fate attenzione a non venire travolti dai pescatori di Bagnara: loro l’ultimo tratto lo faranno correndo con la statua della Madonna sulle spalle.

madonna di polsi corrono

Infine: se arrivati vivi al Santuario notaste un capannello di autoctoni chiacchierare amabilmente ai piedi di un castagno secolare, evitate di avvicinarvi per chiedere lumi sugli usi e i costumi del luogo. Quello è l’albero della Scienza sotto le cui fronde le famiglie ‘ndranghetiste si raccolgono in occasione della festa da ogni parte del mondo, per battezzare i nuovi adepti e parlare di business planning.